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Efj: libertà d’informazione e diritti sociali dei giornalisti

Rafforzare i diritti del lavoro per i giornalisti: i sindacati come agenti del cambiamento. Questo il titolo dell’assemblea annuale della European Federation of Journalists (Efj) organizzata a Budva, in Montenegro, dal locale sindacato dei lavoratori dei media. Per la Fnsi, partner italiano della Efj, erano presenti Franco Siddi, nella veste di membro del direttivo della Federazione internazionale, Daniela Stigliano, membro del direttivo della Federazione europea e della Giunta Fnsi, e Mattia Motta della Segreteria della Fnsi.
Sos per la libertà dell’informazione e i diritti sociali dei giornalisti. All’assemblea annuale della Federazione europea dei giornalisti i rappresentanti di 61 sindacati di 40 Paesi hanno lanciato un vero e proprio allarme per gli assalti, le pressioni e i rischi che in molte parti del Vecchio Continente colpiscono i giornalisti e i media liberi, determinando pesanti rischi di impoverimento dell’informazione come bene comune fondamento delle libertà di tutti.
All’assemblea era presente anche la Fnsi con una sua delegazione, che ha portato il proprio contributo sia per l’analisi del tema centrale dell’incontro (i diritti sociali e il rafforzamento dei sindacati come soggetti di cambiamento) sia con la proposizione di relazioni e mozioni su temi specifici e di carattere urgente.
Tra questi ultimi spicca la dichiarazione (“statement”), approvata all’unanimità, sui servizi pubblici radiotelevisivi in Europa, messi in sofferenza dalle politiche di diversi paesi, compresi quelli a democrazia consolidata come la Francia (con la drammatica crisi di Radio France), lo stesso Regno Unito, dove si annunciano misure di austerità per la BBC, fino alla Spagna (dove si paventa la chiusura della tv valenziana) e all’Italia (su cui pesa l’inquietudine per una riforma promessa e ancora tutta da vedere negli atti, senza che si sciolga il nodo del conflitto di interessi).
La mozione del sindacato continentale ribadisce che i servizi pubblici degni di questo nome “devono essere dappertutto garanzia di qualità e pluralismo dell’informazione, che non si può fare a discapito del corretto impiego dei giornalisti le cui dirigenze non possono dipendere dai cambiamenti dei governi o dei rapporti di forza politici”.
Sul piano delle urgenze significative le mozioni per il dialogo tra i giornalisti russi e ucraini e contro progetti diffusi di limitazione del diritto di cronaca e di sorveglianza sulle fonti dei cronisti. Forte e decisa, ancora, la condanna per le pesanti azioni oppressive del governo turco contro i giornalisti delle testate considerate di opposizione, per le quali è stato rinnovato l’impegno solidale di tutti i sindacati europei perché siano liberati i cronisti arrestati e affinché la comunità internazionale faccia sentire con forza la sua voce. Iniziative queste che purtroppo il sindacato europeo e internazionale è costretto quasi ogni giorno a ribadire per impedire che cada il silenzio su vicende drammatiche come quella del collega Tomislav Kezarovski, ingiustamente imprigionato e minacciato in Macedonia, che ha ricevuto l’omaggio di tutta l’assemblea, o quella del giornalista svedese Davit Isaak, in prigione in Eritrea da 5000 giorni. Impegno forte anche per la libertà di movimento dei giornalisti palestinesi nei territori e in Israele: il dialogo è difficile ma il confronto è stato ripreso, anche con il contributo italiano.
Sui temi “ordinari” che tuttavia rappresentano ormai emergenza per la condizione sempre più precaria della categoria in tutta Europa, viva è poi la preoccupazione generale per la precarietà dei rapporti di lavoro e l’incertezza o l’assenza di contratti riconosciuti e rispettati. “La vicenda dell’Est europeo, dove stanno proliferando società editrici off shore, rende centrale per la Federazione europea la riapertura di una grande campagna per la trasparenza delle proprietà: in assenza – ha osservato il capo della delegazione italiana Franco Siddi – sarà sempre più complicato assicurare contratti e rapporti di lavoro decenti per i colleghi, promuovere la contrattazione collettiva laddove non c’è, lavorare con criteri di autonomia professionale e indipendenza. Urge una campagna europea per lo statuto dell’impresa editoriale che chiami alla riflessione e all’iniziativa le istituzioni internazionali sullo standard dei diritti civili, del lavoro e delle libertà comuni”.
Le trasformazioni tecnologiche non possono essere occasione di marginalizzazione ulteriore del lavoro dei giornalisti. Su questo hanno dato il loro contributo, con modalità differenti, Daniela Stigliano, membro del direttivo europeo, e Mattia Motta della Giunta esecutiva Fnsi.
Stigliano ha presentato i risultati della prima fase di attività del gruppo sindacale europeo dedicato all’innovazione, soffermandosi sulla inevitabile convergenza dei media che non può negare il ruolo centrale e collettivo dei giornalisti. Organizzazione del lavoro, protezione sociale, stipendi e compensi decorosi sono le condizioni per un’agibilità professionale all’altezza delle sfide di un cambiamento che la tecnologia da sola non può definire. Per questa ragione occorre elaborare strategie concrete e avanzate a livello europeo.
Mattia Motta ha sviluppato relazioni e offerto contributi soprattutto sulla complicatissima, in tutta Europa, condizione del lavoro autonomo e delle collaborazioni dei freelance. Non c’è un Paese che non presenti grandi criticità, ma c’è la consapevolezza di una indispensabile battaglia diffusa che riesca a provocare risultati e indirizzi sul piano della solidarietà interna alla categoria e soprattutto a livello di indirizzi di politica sociale ed economica europea che introducano il principio degli standard di diritti retributivi e sociali indispensabili per un lavoro decente e per assetti equilibrati e di garanzia per la libertà e democrazia dell’informazione.
Dal sito della Fnsi.
(5 giugno 2015)
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