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Ci sono i razziatori di articoli, senza alcun rispetto per il lavoro altrui. Un fenomeno denunciato da molti colleghi nel riminese e nel cesenate

Una banda di briganti, da mesi, nel riminese e nel cesenate saccheggia impunemente il lavoro giornalistico altrui. Teatro del misfatto è una catena di siti che, si badi bene, pubblica come loro (con tanto di firma) articoli e interviste frutto del lavoro di giornalisti di altre testate. Lo ribadisco: questi non pubblicano dei semplici comunicati stampa, ma lavori originali presi e ripubblicati altrove a suon di copia e incolla.
Il tutto reso ancora più odioso dal fatto che questi siti hanno il nome “giornale” nel proprio dominio, ma non si tratta di testate registrate, non hanno un direttore responsabile e non impiegano giornalisti.
Ora, non ci sarebbe nulla di male nell’avere un blog e fare informazione. O nell’essere dei semplici cittadini (non iscritti all’Ordine) impegnati a esercitare il proprio diritto alla manifestazione del pensiero, concorrendo a formare l’opinione pubblica.
Ma qui non si tratta di questo, assolutamente. Questi siti che fanno strame del diritto d’autore non si presentano come blog e, agli occhi disattenti di un lettore, appaiono come giornali. Eppure, giornali non sono. E non sono soggetti alla deontologia cui devono sottostare tutti i giornalisti.
Per questo, a malincuore, come Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna abbiamo dovuto archiviare molti esposti (indirizzati al Consiglio di disciplina) di colleghi danneggiati da questi soggetti. Le vittime sono colleghi stimati (che operano in giornali cartacei o come giornalisti su blog locali) che si sono visti rubare interviste e inchieste da questi siti pirata. Siti che lucrano sui banner pubblicitari visualizzati accanto agli articoli razziati.
Non essendoci giornalisti coinvolti, nei siti in questione, l’Ordine non ha potuto far altro che archiviare gli esposti. Ma il problema resta ed è più attuale che mai. Per questo, dato che la legge 69/63 pone in capo all’Ordine, tra le altre cose “la tutela del titolo di giornalista, in qualunque sede, anche giudiziaria, e […] ogni attività diretta alla repressione dell’esercizio abusivo della professione” in Emilia-Romagna stiamo studiando come procedere.
In passato, le denunce fatte per esercizio abusivo della professione si sono quasi sempre infrante sugli scogli giudiziari dell’articolo 21 della Costituzione. Ma qui il caso è ancora più grave trattandosi di palesi violazioni del diritto d’autore. L’Ordine regionale potrebbe, ad esempio, schierarsi al fianco dei colleghi danneggiati chiedendo in sede civile un accertamento cautelare con funzione inibitoria.
Ma non voglio scoprire tutte le carte. Ho scritto queste righe solo perché la situazione si sta facendo sempre più intollerabile ed è importante che i giornalisti sappiano che il loro Ordine, pur nella farraginosità e assurdità delle norme, sta cercando una strada per procedere in modo efficace, senza imboccare un vicolo cieco.
A chi si è visto archiviare il proprio sacrosanto esposto dico: la battaglia non è finita, anzi è solo all’inizio.
Michelangelo Bucci
(2 marzo 2018)
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