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Giuseppe Donati, giornalista impenitente. I 100 anni del Partito Popolare e Il Popolo

Mentre si ricorda il Partito Popolare Italiano a cento anni dalla sua costituzione, l’UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana rende omaggio al giornalista faentino Giuseppe Donati, primo direttore del quotidiano Il Popolo (organo ufficiale del PPI dal 5 aprile 1923).

Vittima di numerose censure e intimidazioni, costretto all’esilio dopo aver accusato il fascismo del delitto Matteotti, morì di tubercolosi a soli 42 anni a Parigi nel 1931, assistito da un altro faentino, don Costantino Babini, cappellano degli emigrati italiani, ma non dai famigliari ai quali il regime aveva negato l’espatrio. Fino all’ultimo aveva combattuto le sue battaglie ideali attraverso Il Corriere degli Italiani, voce dei fuoriusciti in Francia.
Donati è stata una delle figure più alte e significative del cattolicesimo democratico italiano e certamente del giornalismo cattolico militante italiano. Era nato il 5 gennaio 1889, 130 anni fa, a Granarolo Faentino, dal fornaciaio Severo e dalla lavandaia Domenica Baccarini. La sua vita fu breve e intrisa di dolorose perdite di affetti ma intensissima tra religione, politica, direzione e redazione di testate locali e nazionali.
Scrisse di lui Raimondo Manzini, il grande direttore de L’Avvenire d’Italia e dell’Osservatore Romano: “Il suo animo e la sua penna restarono fermi nella sofferenza, è stato un esempio morale altissimo”. E Gaetano Salvemini, il 25 ottobre 1919: “Il nostro Donati non è solamente un uomo nuovo ma è una coscienza nuova”.
Roberto Zalambani
(6 giugno 2019)

Nelle immagini:
Giuseppe Donati (al centro della foto) davanti alla Camera dei Deputati
Un numero de Il Popolo preso di mira dalla censura fascista
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