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L’addio ad Angelo Agostini

Il 10 marzo è morto il collega Angelo Agostini. Giornalista e studioso dei media dall’inizio degli anni ‘90, per un decennio, fu condirettore e poi direttore dell’Ifg (Istituto formazione al giornalismo, poi trasformato in Ssg) di Bologna e direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana a Lugano e successivamente docente di Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico allo Iulm di Milano.
Paolo Murialdi nel 1999 lo volle come suo successore nella direzione di I problemi dell’informazione, la rivista edita dal Mulino e creata dallo stesso Murialdi.
Il ricordo di Angelo Agostini è affidato alle parole che Aldo Balzanelli, già caporedattore di Repubblica Bologna, suo collega e amico di lunga data, ha scritto per il nostro sito.

Ho un ricordo lucido di Angelo Agostini molti anni fa in un grande ufficio affacciato sul verde in una villa di Castel Maggiore. Era la prima sede di quello che sarebbe diventato il master in giornalismo, una delle prime scuole per l’accesso alla professione. Per quell’ufficio sono passati molti dei ragazzi che poi sarebbero diventati i giornalisti che oggi popolano quotidiani, uffici stampa, periodici. I primi talenti sfornati dalle scuole, una scommessa che Angelo fece tra i primi nella convinzione che, diceva, “saranno anche piene di difetti, ma sono l’unico strumento capace di impedire che il giornalista lo facciano solo i raccomandati o i figli di papà”.
Angelo Agostini se n’è andato lunedì dopo una malattia che l’aveva provato, ma che non gli ha impedito fino all’ultimo di discutere di giornali, di copie vendute, di budget, di come sposare la carta a Internet.
Ci sentivamo spesso al telefono da quando era tornato tra i monti del Trentino e lui liquidava in poche battute la risposta al «come stai?» per passare ad altro. I giornali, la politica. Come se niente fosse. Come se quella malattia che lo stava consumando fosse un dettaglio marginale di cui era inutile parlare. Perché quello che lo interessava era altro. La vertenza sui prepensionamenti a Repubblica, il rapporto del giornale con Renzi, Scalfari e il Papa ecc.
Così è stato fino agli ultimi giorni e così è stato sempre in questi lunghi anni in cui  Agostini è diventato a poco a poco uno dei più importanti e stimati studiosi dei media.
Angelo, bolzanino d’origine, ha vissuto a lungo a Bologna, anche dopo che l’esperienza dell’Ifg lo aveva portato a Lugano al corso di giornalismo della Svizzera italiana, poi allo Iulm dove insegnava Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e coordinava il master. Intanto era diventato prima vice e poi presidente dell’associazione europea delle scuole e collaborava con il governo tra l’altro sul tema della riforma dell’Ordine.
Ha diretto Problemi dell’informazione, il periodico del Mulino, ereditato da Paolo Murialdi e non ha mai smesso di svolgere attività di ricerca anche come consulente di gruppi editoriali ed enti pubblici. Negli ultimi anni aveva scelto di vivere tra Milano, dove insegnava, e Fiera di Primiero, la casa di famiglia.
Insieme a numerosi saggi, il frutto delle sue analisi è stato raccolto in due libri importanti: “Giornalismi”, un titolo al plurale per segnare come la professione stia cambiando profondamente con l’irruzione della rete e l’industrializzazione delle aziende editoriali e “Repubblica. Un’idea dell’Italia”, la storia ragionata del quotidiano nei suoi primi trent’anni di vita.

Aldo Balzanelli

Uno dei primi numeri de La Stefani, testata dell'Ifg della quale Agostini fu condirettore.

Uno dei primi numeri de La Stefani, testata dell’Ifg della quale Agostini fu condirettore.

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