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Per la Corte di Strasburgo il segreto istruttorio prevale sulla libertà di stampa

I giornalisti non hanno il diritto di violare il segreto istruttorio in nome della libertà di stampa. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo giudicando giusta la condanna inflitta dai tribunali svizzeri (una multa di circa 3.850 euro) a un giornalista che ha pubblicato un articolo contenente atti coperti dal segreto istruttorio.
La sentenza, decisa all’unanimità, segue di qualche giorno quella relativa a Le Point, che aveva pubblicato atti giudiziari sul caso Bettencourt, ereditiera dell’impero “L’Oreal”, prima della loro lettura in aula. Anche in questo caso i giudici hanno affermato che sanzionare i giornalisti per la pubblicazione di atti giudiziari coperti da segreto non viola il diritto alla libertà di stampa.
I togati di Strasburgo considerano che «le sanzioni previste per la violazione del segreto istruttorio hanno un carattere generale» e che il rispetto del segreto istruttorio non protegge solo le persone coinvolte nell’inchiesta penale. Secondo la Corte, il segreto istruttorio garantisce, infatti, il buon funzionamento della giustizia, oltre al diritto dell’accusato a un equo processo e i diritti del ricorrente e delle presunte vittime al rispetto della loro vita privata.
Inoltre, la Corte giudica che la sanzione imposta al giornalista non può essere considerata come un atto che rischia di avere un effetto dissuasivo sull’esercizio della libertà d’espressione del giornalista in questione e della stampa in genere che voglia informare il pubblico su una procedura penale in corso.
Dal sito del Cnog.
(8 giugno 2017)
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