Logo Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna

Corsi e seminari per la formazione professionale continua e iniziative.

ENTRA >

Premio Ugo Bellocchi 2018. Francesca Bergonzini e Chiara Brambilla le vincitrici

Per ricordare Ugo Bellocchi, la figlia Lisa ha dato vita a un premio intitolato al giornalista-studioso teso a valorizzare la ricerca sul dialetto reggiano. Nell’edizione 2018, il Premio è stato assegnato a Francesca Bergonzini e Chiara Brambilla, che hanno reso possibile l’inaugurazione di un Fondo.
Libri rincorsi e acquistati in tutta Italia, seguendo le nuove edizioni o le indicazioni dei cataloghi delle Librerie antiquarie; opuscoli pubblicati per qualche festa locale; componimenti stilati in occasione di battesimi, matrimoni, o festività civili. Prima dell’avvento di Internet, raccogliere documentazione su una materia di studio richiedeva molta più pazienza di oggi. Ugo Bellocchi (Reggio Emilia, 1920-2011) di pazienza ne aveva tanta e la dedicava senza risparmio alla sua principale passione: la storia. Giorno dopo giorno arricchiva così l’esperienza con cui guardava anche alla sua attività di giornalista professionista, iniziata da giovanissimo e piena di tappe importanti. Ugo Bellocchi fu incaricato di fondare, a soli 22 anni, quello che è oggi Carlino Reggio. In seguito fu per lunghi anni capo redattore alle Province de Il Resto del Carlino, poi capo redattore dei tre quotidiani Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e Gazzetta di Ferrara. Alla storia del giornalismo dedicò un’opera in 8 volumi, che resta fondamentale per chi affronta la materia.
Nel corso della sua lunga ed operosissima vita di giornalista, bibliotecario, storico e docente, la biblioteca personale di Bellocchi si arricchì di oltre diecimila volumi ed infiniti opuscoli, sui temi più vicini alle sua ricerche: la storia di Reggio con il suo dialetto; il Tricolore; la storia del giornalismo e quella della cooperazione; le encicliche dei Pontefici.
Alla morte di Bellocchi (avvenuta il 17 luglio 2011, circa un mese prima di compiere 91 anni), la figlia Lisa (pure giornalista), rispettandone il desiderio espresso in vita, decise di donare i libri del padre a due biblioteche: la Municipale “Panizzi” di Reggio Emilia e la Comunale “Neruda” di Albinea.
Ad Albinea fu consegnato tutto il Fondo relativo agli studi sul dialetto, dato che dal 1988 presso questa Biblioteca ha sede il Centro Studi sul dialetto, di cui Bellocchi era stato co-fondatore e per lunghi anni presidente.
L’amore di Bellocchi per il dialetto, lingua “nativa” per i figli del popolo all’inizio del XX secolo, sfociò in una sua importante pubblicazione del 1966: Il ‘volgare’ reggiano. Origini e sviluppo della letteratura dialettale di Reggio Emilia e provincia, due volumi fitti di notizie, cui se ne aggiungeva un terzo contenente cinque dischi, registrati con poesie e canzoni dialettali della terra reggiana. Un’idea modernissima, per quei tempi, e grazie alla quale si possono documentare concretamente pronunce e accenti di molti termini poi scomparsi. A quest’opera – tuttora un pilastro per lo studio della storia del dialetto – si affiancò successivamente un quarto volume, pubblicato nel 1999, per raccontare il volgare reggiano “alle soglie del terzo millennio”, arricchito da ben due CD audio.
Dopo la donazione, la direttrice della Biblioteca “Neruda”, Maria Cristina Bulgarelli, con passione e competenza ha subito organizzato il lavoro per rendere fruibile al pubblico tale patrimonio documentario. In oltre due anni di impegno da parte di operatori volontari, tutto il Fondo Bellocchi è stato inventariato e catalogato ed ora è stato ufficialmente presentato e messo a disposizione. Le moderne tecnologie consentono che i rari testi posseduti dalla “Neruda” possano ora essere individuati anche “da lontano” e messi a disposizione di tutta la comunità degli studiosi.
Per ricordare Ugo Bellocchi, la figlia Lisa ha dato vita a un Premio intitolato allo studioso scomparso, per valorizzare l’impegno di ricerca nel settore del dialetto reggiano. In giuria, il presidente della Deputazione di Storia Patria, Giuseppe Adriano Rossi (che è anche presidente dell’Associazione Stampa Reggiana) e il presidente del Centro Studi sul dialetto reggiano, Giuliano Bagnoli. Nel passato sono stati premiati studi sull’idioma locale. In questa terza edizione, il Premio è andato alle volontarie Francesca Bergonzini e Chiara Brambilla che per oltre due anni, sotto la guida di Maria Cristina Bulgarelli, hanno catalogato centinaia e centinaia di “pezzi” rendendo possibile la recente inaugurazione.
“Questa giornata mi riempie di orgoglio e di gratitudine – ha affermato Lisa Bellocchi, figlia dell’illustre studioso-giornalista. Mio padre ha sempre creduto nella diffusione della cultura e desiderava che quanto da lui raccolto con pazienza e sacrificio in decenni di ricerche potesse rimanere di utilità generale”.
La sensibilità di Bellocchi per la diffusione della cultura ha un’antica conferma: negli Anni ‘50 dello scorso secolo, quando era direttore della Biblioteca Civica Popolare di Reggio Emilia, promosse l’apertura serale della sala di lettura della Biblioteca, perché potessero accedervi anche i lavoratori impegnati altrove durante la giornata. Oggi, le aperture serali e festive sono consuete, ma allora quella di Bellocchi fu un’idea assolutamente innovativa.

Nella foto (da sinistra): Maria Cristina Bulgarelli, Chiara Brambilla, Francesca Bergonzini e Lisa Bellocchi davanti al Fondo Ugo Bellocchi allestito nella biblioteca Pablo Neruda di Albinea
(14 febbraio 2018)
Powered by Warp Theme Framework