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Delibera attuativa sull’equo compenso: la “voce del NO” di Enzo Iacopino

Quattro anni di vita buttati. Quattro anni di attesa, di sogni, di speranze sacrificati in nome di interessi che nulla hanno a vedere con i diritti di decine di migliaia di freelance e precari.

La Fieg vince la sua battaglia in commissione equo compenso. E lo fa con l’apporto,

determinante, della Fnsi. Con involontaria ironia, il sottosegretario Luca Lotti, nell’aprire la riunione del 19 giugno si è rivolto a Giovanni Rossi, dicendogli: “Parla lei per tutti e due?”, cioè per Fnsi e Fieg. E Rossi: “Non siamo ancora unificati”. L’audio è online, su you toube e anche sul sito dell’Ordine nazionale (www.odg.it).

Emerge tutta la vergogna di complicità inconfessabili, ma esplose con la firma dell’ipotesi di nuovo contratto di lavoro. Vince anche lì la Fieg. Un giorno si capirà il perché di tutto questo, ma già ora si sa che queste sono giornate di vergogna per la storia del sindacato dei giornalisti.

È ancora più vergognoso, e patetico, il tentativo di far credere che quelli fissati siano “minimi” e che prevedere che un articolo venga pagato (faccio l’esempio relativo ai quotidiani) poco più di 20 euro non è poi così male: si moltiplica il compenso attuale, dicono a una voce Fnsi e Fieg.

Ma si resta sotto il compenso orario che percepisce la colf, che fa un lavoro rispettabile ma con responsabilità sicuramente diverse.

Sarà facilissimo, per gli editori tenere i colleghi sotto le 1.600 battute necessarie per avere quel compenso. Lo fanno già. C’è chi non retribuisce le notizie al di sotto di 800 battute e chi obbliga, proprio in Emilia-Romagna, a scrivere per l’online senza maggiorazione rispetto a quello che si percepisce per un articolo sul cartaceo.

Il vertice della Fnsi guarda dall’altra parte, incurante perfino delle reazioni di Associazioni come l’Aser e quella della Toscana.

È la logica di chi da troppo tempo vive in distacco sindacale (sarebbe interessante conoscere il percorso professionale di chi decide la vita di tutti i giornalisti) e preferisce rinserrarsi all’interno della sua “famiglia”, con un atteggiamento arrogante o anche peggio, anziché confrontarsi per trovare soluzioni.

Per mettere a punto la posizione da tenere in occasione della riunione del 19 (in verità era tutto già concordato da settimane), la Fnsi ha convocato tanti: la sua giunta, le rappresentanze delle associazioni di stampa, Usigrai (che ovviamente ha tanti precari e freelance tra i suoi iscritti!), il Fondo complementare e perfino l’Unione pensionati (notoriamente rappresentativa di colleghi sfruttati). Sono i gruppi di specializzazioni, rispondono. Non lo è l’Inpgi e non lo è la Casagit, istituti di categoria molto interessati agli sviluppi (ugualmente convocati), ma non più dell’Ordine dei giornalisti che ha un numero di iscritti (per obbligo di legge) più di cinque volte superiore a quello della intera Fnsi e doppio rispetto all’Inpgi.

Non potevano convocarlo, perché non avrebbe condiviso una posizione vergognosa, che viene giustamente contestata dai diretti interessati, le vittime. Era meglio riunirsi in “famiglia” e decidere per tutti in base a un’idea della rappresentanza che deve essere rivista.

È bene che i colleghi precari e freelance lo sappiano: sono stati trattati come merce di scambio per lucrare qualche miserando vantaggio per i garantiti, finalizzato a far digerire a questi ultimi la mortificazione di altri diritti e di non poche attese, come ad esempio quello alla indennità cosiddetta fissa.

Ma i commenti, più o meno autoassolutori (come quelli diffusi dalla Fnsi) o più o meno feroci (come i miei), sono tutti spazzati via da quanto accaduto in seno alla commissione equo compenso.

Le registrazioni sono opera del governo. La pulizia (sono state eliminate solo le pause) è frutto del lavoro di colleghi precari e freelance, alcuni dei quali membri della commissione lavoro autonomo della Fnsi (la Clan).

Basta armarsi di pazienza, collegarsi con il sito www.odg.it.

E decidere se continuare a subire o se è il momento di reagire.

Enzo Iacopino – presidente Odg

(30 giugno 2014)