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Processo Aemilia: in appello confermate le condanne per intimidazioni alla stampa. La dichiarazione di Valerio Vartolo che ha assistito l’Ordine dell’Emilia-Romagna e l’Aser nella costituzione di parte civile al fianco dei giornalisti minacciati Pignedoli e Franzini

La Corte di Appello di Bologna ha aderito, interamente, all’impianto della Procura di Bologna, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Gup Francesca Zavaglia, che aveva deciso le sorti di molti imputati dell’operazione Aemilia che avevano scelto il rito abbreviato.
La Corte di Appello ha dunque confermato la parte più importante dell’impianto accusatorio, cioè l’esistenza dell’associazione a delinquere di stampo n’dranghetistico.
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La “Banalità della ‘ndrangheta”…

Il processo Aemilia è una noia; una sfilata di centinaia di testimoni; un carrozzone costato solo di infrastrutture più di un milione di euro; una sequela di file di bianchi banchi vuoti; con un paio di cronisti di provincia a reggere la trama di un racconto soporifero; una cattedrale deserta. È un punto di vista – e come tale è doveroso rispettarlo –, apparso nero su bianco su alcune testate locali.
Il processo Aemilia è un dibattito tra professionisti del diritto di altissimo profilo, nel corso del quale si decide della libertà o della detenzione di centinaia di persone; si parla di paure e di minacce, di complessissime procedure legali discusse in punta di “fioretto” (e che “fioretti”…); si ascoltano persone raccontare le proprie esperienze, che l’accusa vorrebbe fossero classificate come “intimidazioni mafiose”; si ripercorrono anni e anni di lavoro investigativo di polizia, carabinieri, guardia di finanza, magistrati inquirenti
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No al processo a porte chiuse. Tutelata la libertà di informazione

Pubblichiamo alcuni stralci della risposta del presidente del Processo Aemilia Francesco Maria Caruso alla richiesta degli imputati, accusati di associazione mafiosa, di celebrare il dibattimento processuale a porte chiuse.

“Sulla richiesta avanzata dal l’imputato Bolognino Sergio, a nome anche di altri imputati, di disporre che il processo prosegua a porte chiuse, di verificare a tal fine il contenuto degli articoli dei diversi mezzi di informazione che i richiedenti giudicano pregiudizialmente schierati con l’accusa, non rispettosi del principio di presunzione di non colpevolezza, distorcenti la realtà dei fatti processuali e per tal via capaci di influenzare le successive dichiarazioni di testi e collaboratori, se non addirittura i giudici stessi, circostanza che peraltro gli scriventi ritengono di poter escludere.
Ciò posto, appare evidente come entrambe le richieste debbano essere dichiarate inammissibili per carenza dei presupposti normativi.
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