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Addio a Roberto Canditi. Firma storica del Carlino, cronista “avventuroso” di nera e giudiziaria, prezioso testimone di delitti, stragi e altre vicende dolorose di Bologna. Condoglianze sentite dell’Odg

È morto a 72 anni Roberto Canditi. Era ricoverato al Policlinico Sant’Orsola. Per sua stessa disposizione non vi sarà alcun funerale pubblico. È stato uno dei più conosciuti cronisti di “nera” della nostra città nella seconda metà del secolo scorso.
Canditi ha raccontato Bologna fra malavita e terrorismo. È stato per decenni al Resto del Carlino frequentando i “Palazzi” e le strade della città.
Era una presenza costante in Questura e in Tribunale, raccontando la storia di delinquenti e la vita dei poliziotti, le vicende legate ad omicidi e fatti criminali che hanno catturato l’attenzione dell’opinione pubblica bolognese e non solo. Roberto Canditi è citato, assieme ad altri, in Fiori alla memoria, libro di Loriano Macchiavelli. È ricordato anche perché intercettò, alla fine degli anni ’70 del ‘900, due terroristi-rapinatori.
Nel suo giornale ha svolto i ruoli di vicecapocronista, vicecaporedattore, nonché di responsabile della redazione del Carlino Imola. Ha anche scritto un libro analizzando la vicenda dell’omicidio di Francesca Alinovi, la docente del Dams assassinata in modo particolarmente crudele. Tra i grandi avvenimenti che ha seguito vi sono le vicende scaturite dal marzo del 1977 e l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Il suo nome risultava negli elenchi degli obiettivi dei terroristi di vario “colore” che nella nostra regione incendiarono la sede del Sindacato e cercarono di colpire singoli giornalisti. Lascia la moglie Lucilla, il figlio Alessandro, i nipoti. A tutti le condoglianze dell’Ordine regionale.
(1 novembre 2018)
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