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Il 2020 sarà l’anno della legge contro le querele temerarie? Una proposta c’è. Occorre che il Parlamento metta fine a un metodo che mira a intimidire i giornalisti

Sono uscito da un ospedale dove ho fatto visita a un collega che ha subito un ictus.
Il motivo: il forte stress dovuto ad una querela con richiesta di un risarcimento di oltre 2,5 milioni di euro per “aver scritto parole di verità” non gradite da una potente associazione economica. Quel collega, a detta dei validissimi medici, recupererà, almeno in parte (noi speriamo completamente), la paralisi del lato sinistro del corpo. Questo fatto grida “giustizia ed una legge che contrasti chi si ritiene intoccabile”.
Il Direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato, scrive: “Diffamazione: Il progetto di legge Di Nicola è uscito dal porto. Ora deve affrontare il voto nell’aula del Senato. Poi quello della Camera. Ce la farà prima della fine della legislatura?”.

La proposta di legge presentata dal senatore Primo Di Nicola (M5S) per tutelare i giornalisti dalle intimidazioni e ritorsioni eseguite con le cause pretestuose per diffamazione a mezzo stampa, ha fatto un primo passo significativo in Parlamento. Il 17 dicembre la Commissione Giustizia del Senato ha deciso con la maggioranza dei voti di inviare a testo all’Aula del Senato per essere votato. Il relatore senatore Lo Muti chiederà alla Presidente Casellati di fissare una data per la discussione in Aula. È un piccolo passo, ma ha richiesto 14 mesi di tempo e anche un ridimensionamento del 50% della sanzione proposta. Se si considera quanto è lungo il cammino che resta da percorrere per trasformare la proposta in una legge c’è da sperare che adesso il Parlamento allunghi il passo. Inoltre, c’è da sperare che la maggioranza trasversale che si è realizzata in Commissione rimanga solida per affrontare le molte insidie che si annidano lungo il percorso. L’iter parlamentare prevede molte tappe durante le quali, come nel gioco dell’oca, ci sono trappole che costringono a tornare indietro.
Infatti, quando avrà ottenuto il sì del Senato, il disegno di legge passerà alla Camera, dove sarà sottoposto al voto, prima in Commissione e poi in Aula, e in ogni passaggio potranno essere introdotti emendamenti, modifiche che potranno migliorare o peggiorare l’impianto iniziale. In ogni caso renderanno più difficile il suo iter. Infatti, il testo approvato dalla Camera dovrà essere identico a quello licenziato dal Senato. In caso diverso, i senatori saranno nuovamente chiamati a votarlo. E viceversa…
Nella scorsa legislatura un altro progetto di legge in materia di diffamazione, il disegno di legge Costa, fece la spola Camera-Senato due volte, ma alla fine il testo non fu approvato in forma definitiva.
Per il pdl Di Nicola dovrebbe essere più facile, perché, come ha fatto notare il senatore Pietro Grasso (Leu), questo provvedimento non è complesso quanto quell’altro. Piuttosto “è chiarissimo e consta di un solo articolo”. Questa leggina, ha aggiunto Pietro Grasso, “quando sarà approvata tutelerà tutti i giornalisti: finalmente chi avvierà in malafede liti temerarie contro i giornalisti con richieste di danni sproporzionate sarà tenuto a risarcirli con una somma decisa dal giudice e non inferiore a un quarto della somma da lui stesso richiesta”. Un grande cambiamento, visto che adesso chi si comporta così non incorre in alcuna penalità.
“Questa norma è attesa da anni e chiesta a gran voce dal mondo dell’informazione”, puntualizza l’onorevole Francesca Businarolo, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, firmataria, nella precedente legislatura, di una proposta di legge contro le querele temerarie (non approvata). “Questa è una norma di civiltà. Non è tollerabile che si possano promuovere cause in sede civile con richieste di risarcimenti esorbitanti al solo scopo d’intimidire un giornalista”.
Il primo firmatario del testo, il senatore Primo di Nicola ha definito il voto del Senato “veramente una bella notizia, un passo importante” e ha ringraziato il relatore, senatore Arnaldo Lomuti e tutti i senatori della Commissione Giustizia. Quando questo provvedimento sarà in vigore, ha aggiunto, chi cercherà di fermare con una causa temeraria il lavoro della libera stampa “dovrà pensarci bene prima di agire e i giornalisti potranno lavorare protetti da una vera tutela normativa”.
Purtroppo i giudizi sulle misure proposte dal senatore Di Nicola non sono tutti favorevoli e non è ancora chiaro se in Parlamento c’è veramente la volontà politica di approvare qualche misura concreta per mettere fine al flagello delle cause e delle querele per diffamazione a mezzo stampa usate a scopo di intimidazione o di ritorsione.
Il provvedimento proposto dal senatore Di Nicola riveste, perciò, un interesse doppio: da un lato, offre una risposta adeguata a un aspetto non secondario del problema. Dall’altro funziona come una cartina di tornasole che dice qual è l’effettiva disponibilità politica del Parlamento ad affrontare l’intera questione, per la quale sono in esame altri più corposi provvedimenti che per prendere il largo attendono di vedere in quali acque navigherà l’agile leggina sulle liti temerarie.

Questo i l testo del disegno di legge del senatore Di Nicola:
“Art. 1.
1. All'articolo 96 del codice di procedura civile, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«Nei casi di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, delle testate giornalistiche online o della radiotelevisione, in cui risulta la mala fede o la colpa grave di chi agisce in sede di giudizio civile per risarcimento del danno, su richiesta del convenuto, il giudice, con la sentenza che rigetta la domanda, condanna l’attore, oltre che alle spese di cui al presente articolo e di cui all’articolo 91, al pagamento a favore del richiedente di una somma, determinata in via equitativa, non inferiore alla metà della somma oggetto della domanda risarcitoria».
Se questo ddl diventerà legge, il 2020 sarà un anno lieto ed il sottoscritto che, illo tempore consigliere nazionale dell’Ordine, manifestò assieme a Donna Anita Garibaldi, a tante donne garibaldine e colleghe/i, davanti a Montecitorio, recupererà la piena fiducia nelle Istituzioni.
Colleghi giornalisti che siete in Parlamento, battete un colpo. È un atto di Giustizia Costituzionale. Ve ne saremo grati ed eviterete che il sottoscritto o altri debbano andare a fare visita e portare conforto ad altre/i colleghi dalla schiena diritta colpiti da ictus per lo stress dovuto a querele temerarie.

Mario Paolo Guidetti
Consigliere tesoriere OdG Emilia-Romagna
(28 dicembre 2019)
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