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Si è concluso con successo il DIG Festival di Riccione dedicato al giornalismo investigativo. 8mila presenze agli eventi. Proclamati i vincitori dei DIG Awards 2019

Tre giorni di dibattiti, proiezioni d’inchieste giornalistiche, seminari e corsi di formazione, una cinquantina d’iniziative in grado di coinvolgere 8mila persone. Dal 31 maggio al 2 giugno, con un’anteprima il 30 maggio, il palazzo del Turismo di Riccione ha fatto da cornice alla quinta edizione del DIG Festival (manifestazione che, in un certo modo, ha idealmente raccolto il testimone del vecchio premio Ilaria Alpi).
Un festival aperto a tutti, utile tanto agli addetti ai lavori quanto ai cittadini, ad una opinione pubblica che oggi più che mai ha bisogno di un’informazione degna di questo nome, in grado di scavare al di sotto della coltre di apparenza, omertà o propaganda.


Culmine del festival è stata la consegna, nella sera di sabato primo giugno, dei DIG Awards. Nel corso di una cerimonia sobria e agile, rispetto a quelle degli anni passati, il giornalista Valerio Bassan (co-fondatore del DIG) e la presentatrice televisiva Vanessa Villa hanno premiato i vincitori delle opere in concorso nelle diverse sezioni.
I premi sono stati assegnati da una giuria internazionale di 14 membri, presieduta dalla scrittrice e giornalista canadese Naomi Klein. Presenti anche la sindaca di Riccione Renata Tosi, con esponenti dell’Amministrazione comunale, e il consigliere regionale OdG Michelangelo Bucci in rappresentanza dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna.
Nella sezione Short reportage (lavori fino a 12 minuti) si è imposto Anatomy of a killing di Tom Flannery e Chiara Francavilla. L’opera ricostruisce il luogo esatto del crimine, il periodo in cui è avvenuto e persino l’identità dei responsabili di un delitto successo nell’Africa Nera, senza muoversi da Londra, con l’ausilio di strumenti informatici open source e con le tecniche dell’analisi forense.
Per Reportage medium (reportage fino a 27 minuti) ha vinto Elalab – Zé wants to know why di Diogo Cardoso e Sofia Da Pala Rodrigues, sugli effetti del riscaldamento globale in un villaggio della Guinea Bissau. Menzione speciale, nella stessa categoria, per Mexico: in search of lost migrants di Alex Gohari e Léo Mattei.
Nella sezione Reportage long (video reportage fino a 90 minuti) il premio è andato a All dictator’s men di Marjolaine Grappe, che svela chi ha finanziato la corsa all’atomica della Corea del Nord e il dramma degli uomini del dittatore, chiamati a finanziare a ogni costo il Paese per mantenere in vita il regime.
Miglior Investigative medium (mediometraggio d’inchiesta, fino a 27 minuti) è stato dichiarato How Steve Bannon’s far right “Movement” stalled in Europe di Paul Lewis (The Guardian), sui movimenti in Europa del capo stratega del presidente Donald Trump (per 7 mesi nel 2017). Menzione particolare nella stessa categoria per President’s Bodyguards Wealth di Roman Anin (Novaya Gazeta), sull’accumulo di denaro da parte delle guardie del corpo di Putin.
Tra gli Investigative long (lungometraggi d’inchiesta) si è imposto Myanmar killing fields di Evan Williams e Patrick Wells, ricostruzione dell’escalation di violenza in Birmania nei confronti della minoranza Rohingya (con pesantissimi interrogativi sui leader birmani, compreso il premio Nobel Aung San Suu Kyi).
Il Dig Pitch Award (premio di produzione di 15mila euro per progetti in fase di sviluppo) è stato assegnato a Iraq without rivers di Silvia Boccardi, Sara Manisera, Arianna Pagani e Francesca Tosarelli. Si tratta di un’inchiesta su come i cambiamenti climatici e le grandi dighe in costruzione in Turchia e in Iran possano mettere a rischio il Tigri e l’Eufrate, attentando così all’integrità delle paludi mesopotamiche, una delle più grandi zone umide al mondo.
Alla cerimonia di consegna dei premi è intervenuto anche Matthew Caruana Galizia, figlio della giornalista maltese Daphne Galizia uccisa in un attentato nel 2017, che ha descritto il giornalismo come “un’opera d’arte”. E l’auspicio comune è che il giornalismo, sia scritto che per immagini, possa continuare in futuro a colpire e far riflettere l’opinione pubblica così come i capolavori artistici.

Manifesto di Ericailcane per DIG Festival 2019


Michelangelo Bucci
Consigliere dell’Ordine dei giornalisti Emilia-Romagna
(3 giugno 2019)
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