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Nel 2026 diverse emittenti radiofoniche e televisive dell’Emilia-Romagna festeggiano 50 anni di attività. Radio e tv nate nell’anno cardine della liberalizzazione delle frequenze locali stabilita dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 202 del 28 luglio 1976)

Conversazione con Roberto Grandi, massmediologo e professore Alma Mater da sempre impegnato nelle istituzioni cittadine

Il 2026 segna un traguardo importante per l’emittenza radiotelevisiva locale. A cinquant’anni dalla storica sentenza della Corte Costituzionale (n. 202 del 28 luglio 1976) che ha liberalizzato l’etere, diverse radio e tv dell’Emilia-Romagna celebrano il mezzo secolo di attività. In quali termini questa sentenza ha determinato la fine del monopolio statale sulle trasmissioni locali e quale precedente normativo le aveva aperto la strada?
«Parliamo di anni che chi non c’era fatica a immaginare perché, pur se la radio è non solo sopravvissuta ma gode ottima salute, ciò che è difficilmente immaginabile è che ci fosse una sola emittente pubblica, la Rai, che monopolizzava l’etere, con la motivazione che essendo le frequenze scarse l’alternativa non sarebbe stato il libero mercato ma un oligopolio. All’inizio degli anni ‘70 il monopolio Rai venne contestato da più parti con interessi tra loro differenti. Associazioni che chiedevano alla Rai di aprirsi a una maggiore partecipazione e accesso da parte della società. Le forze economiche che spingevano per una rottura del monopolio a favore di un sistema radiotelevisivo commerciale che creasse spazi pubblicitari consistenti per un mercato di beni di consumo che si stava irrobustendo. La stessa classe dirigente che si rendeva conto che la Rai controllata in maniera ferrea dal sistema politico era sempre meno difendibile verso i cittadini. Così, nel 1974 si apre la prima breccia con la sentenza della Corte Costituzionale 226 che dichiara illegittima la riserva statale per le radiotelevisioni di dimensione locale che trasmettessero via cavo, in quanto in un regime di libera concorrenza non si sarebbe creato alcun oligopolio. Aperta la breccia alle radio via cavo vi sono state incursioni “illegali” di radio locali via etere che approfittavano del clima di euforia del momento. Tra queste Radio Bologna per l’Accesso Pubblico, ideata da Roberto Faenza e Rino Maenza, che nel nome mostrava la propria ragione d’essere. La ricordo salendo via dell’Osservanza, un’azione di forte militanza e consapevolezza che nei pochi giorni in cui è riuscita a trasmettere, con un palinsesto ben strutturato, ha mostrato che una radio partecipata in grado di dare la parola ai cittadini era non solo possibile ma necessaria».

Torniamo al 1976, l’anno della svolta decisiva.
«In un clima di grande incertezza e di fronte all’apertura di sempre nuove emittenti locali, la Corte Costituzionale assolse il ruolo di vera e propria supplenza del sistema politico non in grado, come è avvenuto spesso fino a oggi, di prendere decisioni. Con la sentenza 202 del 1976 la Corte Costituzionale affermò che non si poteva comprimere ulteriormente il principio di libertà sancito dall’articolo 21 della Costituzione perché dati tecnici smentivano la supposta limitatezza di canali per la trasmissione via etere locale. Era la rottura di una diga che ha permesso in pochi anni la nascita di centinaia di televisioni e migliaia di radio locali».

Forse la sentenza del 1976 ha legalizzato e fatto esplodere un fenomeno già nato dal basso, da una spinta culturale, sociale e tecnologica che maturava da anni. Quali sono state le principali ricadute sul piano socioculturale?
«Vorrei sottolineare un punto che riguarda la gioventù che dalla fine dalla seconda metà degli anni ‘60 è diventata una categoria importante sia come soggetto di consumo, soprattutto di musica e abbigliamento, sia come soggetto politico di contestazione della società dominante. Di questo si era già accorta la Rai che aveva introdotto nel palinsesto trasmissioni quali Bandiera Gialla, Per voi giovani, Alto gradimento, Hit-Parade, Supersonic. Le ricadute socioculturali sono quindi state di tre tipi: aumentare il protagonismo dei giovani, innovare il modo di fare radio e televisione e favorire, anche attraverso la pubblicità radio e televisiva, un forte incremento del consumo in tutte le fasce di età».

Tra le prime che hanno approfittato di questa opportunità ci sono state emittenti del nostro territorio.
«Sì, a Bologna e in regione a partire dal 1976 si sono sviluppate le diverse tipologie di radio libere o radio commerciali che troviamo in Italia. Radio Alice, esempio di radio militante in grado di diventare la voce del movimento del ‘77, chiusa con l’accusa di facilitare e indirizzare con la diretta aperta a tutti, le giornate di scontro del marzo 1977. Radio Città, aperta da un gruppo di giornalisti del quotidiano Il Foglio di Bologna, che si è caratterizzata anche negli anni successivi per una attenzione alla informazione controculturale, all’accesso e partecipazione dei radioascoltatori e delle associazioni del territorio e alla musica. Radio Bruno e TRC esempi riusciti di emittenti che attraverso le scelte musicali e il radicamento sul territorio sono riuscite a trovare un equilibrio economico che ha permesso di arrivare fino a noi. Questi solo alcuni esempi».

La fertile stagione di radio libere e tv private cosa ha scardinato principalmente?
«La conseguenza maggiore è stata l’irruzione di modi nuovi di fare radio e televisione, alcuni guidati da intuizioni sulle potenzialità dei due mezzi altre dalle ristrettezze economiche. La prima conseguenza è stata il cambiamento di alcuni generi Rai, come l’intrattenimento e i programmi dedicati ai giovani, con l’apertura a nuovi generi musicali che stavano influenzando il nuovo mercato discografico. A parte l’informazione dei Tg delle tre reti, impermeabili al nuovo contesto per vari anni, la rigidità dei formati Rai ha iniziato a scongelarsi, anche perché di fronte avevano radio e telespettatori con alternative. In ogni caso, la presenza di queste radio e televisioni ha fatto nascere una nuova leva di giornalisti che sperimentavano le potenzialità dei mezzi nella cronaca e approfondimento della realtà locale».

Che importanza ha avuto e ha l’associazione di categoria Aeranti-Corallo per la tutela di interessi, contrattazione e formazione delle imprese radiotelevisive locali?
«A questa domanda potrebbero rispondere meglio le stesse imprese radiotelevisive locali, ma sicuramente la presenza dell’associazione di categoria ha facilitato lo sviluppo di questo settore di imprese».

1976-2026. Cinquant’anni di radio libere e tv private
Radio Bruno, nata a Carpi (MO) in maggio 1976, è diventata l’emittente radiofonica più ascoltata in Emilia-Romagna. Per celebrare il cinquantenario ha realizzato eventi speciali, concerti estivi, una mostra storica e un volume ufficiale.
Radio Città Fujiko, storica emittente radiofonica libera e indipendente di Bologna, ha iniziato le trasmissioni in ottobre 1976. È nata come Radio Città ad opera di un gruppo di giornalisti del quotidiano Il Foglio di Bologna e sta celebrando il cinquantennale con eventi diffusi in città e con la graphic novel celebrativa Come alla radio: storia dell’emittente raccontata attraverso un fumetto realizzato da un collettivo di 11 giovani disegnatori.
Radio RDM (Radio Diffusione Monteacuto) ha iniziato a trasmettere in febbraio 1976 da Monteacuto delle Alpi. È una delle pochissime radio libere nate sull’Appennino bolognese a non aver mai spento le frequenze, celebrando un mezzo secolo di presidio informativo e sociale fondamentale per il territorio montano.
Radio Pico, fondata in aprile 1976 a Mirandola (MO), ha spento 50 candeline confermandosi punto di riferimento per l’informazione stradale (in particolare sulla tratta del Brennero) e l’intrattenimento musicale tra Emilia, Lombardia e Veneto.
Radio Budrio, voce storica dell’etere bolognese nata ufficialmente in settembre 1976, ha cominciato a trasmettere in modo clandestino all’interno di un garage, poi in FM e successivamente si è trasformata nel progetto digitale Radio Budrio è solo podcast.
Radio Lidi, fondata in marzo 1976 a Lido di Spina (FE), è una delle prime realtà pionieristiche delle “radio libere” nella zona di Comacchio e Lidi Ferraresi.
Radio Gamma, storica emittente romagnola nata in giugno 1976, ha festeggiato i 50 anni con serate ed eventi musicali distribuiti in tutte le province della Romagna.
TRC (Tele Radio Città), emittente televisiva di Modena (oggi attiva su scala regionale anche a Bologna) nata in novembre 1976, ha festeggiato il compleanno con una programmazione speciale e diversi amarcord per ripercorrere 50 anni di volti, voci e cronaca locale.

Note storiche intorno al 50esimo
12 TV Parma è nata in maggio 2018 dalla fusione delle due principali emittenti televisive rivali cittadine: Tv Parma e Teleducato. Ma è figlia di Tv Parma, fondata nel 1976 come estensione di Radio Parma.
Teleromagna, fondata via cavo nel 1973, ha effettuato il passaggio alle trasmissioni via etere nel 1974 espandendo la propria copertura a livello regionale. È stata premiata in luglio 2026 a Roma durante il RadioTv Forum di Aeranti-Corallo per i 50 anni di attività radiotelevisiva.
Radio Alice, nata a Bologna in febbraio 1976, avrebbe compiuto 50 anni ma è rimasta attiva solo fino al 1977 (quando venne chiusa dalla polizia). Rappresenta un pilastro indimenticabile della storia radiofonica e sociale emiliana.
Telesanterno, fondata in febbraio 1976 a Casalfiumanese (BO), è stata una delle prime cinque emittenti italiane a trasmettere via etere, arrivando a coprire gran parte del territorio regionale. Dopo quasi cinquant’anni, ha cessato l’attività in ottobre 2025.
Telerubicone, nata da una iniziativa pionieristica di quattro soci romagnoli, ha sviluppato la propria rete via etere nel 1976, ma ha cessato le trasmissioni nel 1990.

Franca Silvestri
ph da Papale-papale.it
(28 settembre 2026)