22 luglio 2026: 25esimo anniversario della scomparsa di Indro Montanelli
Un quarto di secolo senza Indro Montanelli. È un anniversario importante quello del 22 luglio 2026, giorno in cui cadono i 25 anni dalla morte del cronista di razza, inviato d’assalto, fondatore di testate, prolifico scrittore.
Nonostante qualche ombra sul suo passato, risalenti alla guerra coloniale in Africa (fatti che hanno portato a ciclici imbrattamenti della statua posta nei giardini di Milano a lui dedicati), Montanelli resta uno dei simboli del giornalismo italiano del ‘900. Una figura di giornalista artigianale e militante che meriterebbe di essere ricordata, approfondita, studiata, tramandata alle nuove generazioni.
Eppure, c’è chi preferisce tenere sotto chiave buona parte dei ricordi. Ci riferiamo agli eredi, detentori dei diritti, che a quanto ci risulta si sono opposti più volte all’utilizzo delle sue opere. Qualche tempo fa, per fare un esempio, La Stampa fu condannata a un risarcimento per aver ripubblicato due vecchi articoli, del 1973 e ‘74, firmati da Montanelli per il quotidiano torinese.
Azioni legittime sul piano del diritto che, però, fanno storcere il naso se si pensa all’importanza storica di certe figure. Un modo d’agire condiviso da molti altri (basti pensare agli eredi di Lucio Battisti, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, tra i tanti), che vanifica non solo le iniziative editoriali ma pure le legittime aspettative dei lettori.
Il caso di Gianni Pezzano
A questo proposito è emblematico quel che ha vissuto il giornalista Giovanni “Gianni” Pezzano (pubblicista iscritto all’Ordine dell’Emilia-Romagna). Nato e cresciuto in Australia, più di vent’anni fa (2003-2004) scrisse un libro su Montanelli in lingua inglese per un editore australiano, con il permesso e la collaborazione di Rcs Libri. Volume che, pur pronto, non è mai stato pubblicato, dato che gli eredi negarono l’utilizzo degli articoli di Montanelli presenti nel libro. Quella che, agli occhi della casa editrice, sembrava una semplice formalità si rivelò un ostacolo insormontabile.
Da lì Pezzano ha cominciato la sua battaglia verso quella che ritiene ancora oggi una vera e propria ingiustizia. Negli anni ha scritto regolarmente a Rcs ed eredi cercando di sbloccare il libro, ottenendo rifiuti o mancate risposte. Nell’estate del 2010 si trasferisce addirittura in Italia, sperando di trovare una soluzione alla questione. Invano.
Da allora vive a Faenza, dove continua a scrivere, ha trovato l’amore ed è convolato a nozze. Ma in tutti questi anni la sua vicenda editoriale non ha avuto esito positivo: «Vorrei pagare tutto quello che c’è da pagare per i diritti – precisa – eppure non posso. Il rifiuto degli eredi è categorico».
Norme arcaiche
Il caso di Pezzano fa riflettere sull’attualità e i limiti della normativa sul diritto d’autore, che può arrivare a bloccare certe opere condannandole, di fatto, all’oblio. Dove finisce il diritto personale allo sfruttamento dell’opera e comincia quello dei cittadini alla conoscenza? Una domanda non banale, che sarebbe utile discutere in ambito pubblico in vista della revisione di norme ormai arcaiche.
Già Montanelli, allergico in vita alle celebrazioni e ai monumenti, ha subito un “affronto” vent’anni fa con l’erezione di una statua in suo onore. Chissà cosa direbbe oggi dei veti che impediscono a tanti di avvicinarsi alle sue opere, lui che ammoniva «chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore».
Michelangelo Bucci
Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna
ph da Wikimedia Commons
(23 luglio 2026)