Magazine d'informazione

“L.E.I. L’estrema illusione”: insolito e pungente romanzo noir della giornalista Grazia Buscaglia

Ha vinto in volata uno dei premi letterari di maggior prestigio tra gli scrittori di gialli. Un riconoscimento accolto con sorpresa, e un pizzico di modestia, solo dall’autrice, la giornalista di Santarcangelo di Romagna Grazia Buscaglia, origini torinesi (sposata con l’ex calciatore Loris Bonesso) ma un’intera vita professionale nei quotidiani della nostra regione. Il suo ultimo romanzo L.E.I. L’estrema illusione, pubblicato da Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, è già un successo di pubblico e si è aggiudicato il primo premio nella sezione Nero digitale di “Garfagnana in giallo/Barga noir”, considerato il massimo riconoscimento per chi ama il genere crime, giallo, polizieschi e noir.

Nel romanzo s’intrecciano una voce misteriosa, che scompare e riappare ineludibile e fustigatoria, due sorelle divise dalla bellezza folgorante di una delle due, un uomo oppresso dalla colpa ma anche dal desiderio di vendetta, in fuga da un amore tossico e vischioso come una malattia incurabile. Eccoli i personaggi centrali del secondo romanzo di Grazia Buscaglia che, dopo Rosso come la neve, sperimenta una scrittura senza sconti, a tratti feroce, dove indaga il “male” nella sua forma meno assolvibile. Dannazione senza redenzione, ecco come si sintetizza L.E.I. L’estrema illusione che imprime nel lettore, già con la copertina, la spinta alla curiosità letteraria per provare emozioni e farsi coinvolgere. Coinvolgimento assicurato. La voce oscura punge e trascina, la sorella bellissima lascia una scia da cui non è difficile farsi assorbire, la sorella meno baciata dalla natura rivela la forza dei perdenti, il personaggio maschile attira e porta il lettore, senza mai avere la tentazione di lasciarlo al suo destino, laddove tutto, con sorpresa finale, deve finire.

Spiega l’autrice: “Volevo dipanare un racconto che dimostrasse che chi nasce scorpione, muore scorpione. E volevo anche ribaltare alcuni concetti letterari classici che vogliono la redenzione dei personaggi a tutti i costi. Ho cercato, rischiando come piace a me, di portare il lettore nell’abisso di pensieri che qualche volta neghiamo a noi stessi. Ma non manca la speranza, benché in questo libro la speranza sia nelle mani di ciascuno di noi”. Un appunto, infine, sulla voce narrante: “All’inizio non pensavo di scrivere al maschile in prima persona, è stato anche faticoso entrare nella psiche di un uomo. In realtà la voce maschile si è impossessata di me e ha scritto quello che figura nel romanzo”.

Elide Giordani
Segretaria del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna
(20 luglio 2026)