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Corsi e seminari per la formazione professionale continua e iniziative.

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Trasferimento del Master in Giornalismo di UniBo in Santa Cristina con posa della lapide-ricordo di Ezio Cesarini. Pubblicato il bando per il biennio 2019-2021

Nuova sede e nuovi indirizzi di specializzazione per il Master in Giornalismo dell’Università di Bologna, che ha appena reso pubblico il bando di ammissione al biennio 2019-2021 (su una pagina dedicata nel sito del Master).
Quello di UniBo è un master di primo livello, riservato a chi è in possesso almeno di una laurea triennale, sostitutivo dei 18 mesi di praticantato necessari per poter sostenere l’esame da giornalista professionista. Rientra, infatti, tra le 12 scuole italiane riconosciute dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
Per il prossimo biennio il Master sarà ospitato nel complesso di Santa Cristina “della Fondazza”, l’ex monastero delle monache camaldolesi di piazzetta Giorgio Morandi.

Giornalisti come comunità educante. La Consigliera nazionale Elide Giordani illustra le iniziative dell’Ordine realizzate in collaborazione con le scuole italiane

L’informazione è strumento imprescindibile per educare alla democrazia. L’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese si compie, infatti, attraverso la libertà di pensiero, che si esprime, dice l’articolo 21 della Costituzione, “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ecco perché i modi e i sistemi dell’informazione dovrebbero ben figurare tra le materie di studio di un sistema educativo che punta a formare cittadini liberi e consapevoli. Il concetto non è estraneo alle scuole italiane e ciò anche grazie ad una collaborazione tra Ordine Nazionale dei Giornalisti e sistema scolastico. Uno scambio che negli anni si è concretizzato attraverso varie iniziative.

Si è concluso con successo il DIG Festival di Riccione dedicato al giornalismo investigativo. 8mila presenze agli eventi. Proclamati i vincitori dei DIG Awards 2019

Tre giorni di dibattiti, proiezioni d’inchieste giornalistiche, seminari e corsi di formazione, una cinquantina d’iniziative in grado di coinvolgere 8mila persone. Dal 31 maggio al 2 giugno, con un’anteprima il 30 maggio, il palazzo del Turismo di Riccione ha fatto da cornice alla quinta edizione del DIG Festival (manifestazione che, in un certo modo, ha idealmente raccolto il testimone del vecchio premio Ilaria Alpi).
Un festival aperto a tutti, utile tanto agli addetti ai lavori quanto ai cittadini, ad una opinione pubblica che oggi più che mai ha bisogno di un’informazione degna di questo nome, in grado di scavare al di sotto della coltre di apparenza, omertà o propaganda.

Una Fondazione per la Formazione. Il Vicepresidente dell’Odg regionale Emilio Bonavita sottolinea il valore della deontologia e analizza i dati Sigef sulla Fpc

Quando il filosofo inglese Jeremy Bentham agli inizi dell’Ottocento coniò il termine “deontologia”, che significa letteralmente “dottrina dei doveri”, forse non pensava che questo termine sarebbe arrivato ad indicare l’insieme dei principi e delle norme di comportamento per tutti coloro che operano nel campo sociale e in particolar modo per la professione dei giornalisti. La deontologia mette insieme etica e diritto, perché, accanto all’affermazione di precetti morali, indica norme di comportamento e affianca sanzioni per eventuali violazioni. Per noi giornalisti, l’architrave che regge lo studio e la diffusione della deontologia non può essere che la formazione permanente e continua, di cui la parte sulla deontologia rappresenta una fetta consistente.

Approvato il regolamento dell’Agcom contro i discorsi di odio a cui ha collaborato l’Ordine dei Giornalisti. Non ci si può rassegnare al progressivo imbarbarimento dei toni

“Anche se bruciano le sedi della polizia il decreto per cacciarli non è urgente”.
“Paghiamo 25 milioni ogni anno per non espellere i clandestini”.
“Meno migranti, meno reati: ecco i numeri”.
“Rom favoriti per le case popolari”.
“Il giudice decide: prima gli immigrati”.
Sono alcuni dei titoli comparsi a maggio sulla prima pagina de La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Non è un caso se lo stesso giornale si è scagliato contro il recente regolamento approvato dall’Agcom, diffondendo, giacché c’era, una bufala: ovvero che vogliono chiudere La Verità.

Cultura contro la mafia! Significativa riflessione con spettacolo al Rasi di Ravenna insieme a Donato Ungaro, Teatro delle Albe, Odg, Aser, Regione Emilia-Romagna

Per contrastare la mafia, gli intrecci malavitosi, il degrado della società civile servono cultura, pensiero critico, educazione alla legalità, etica pubblica, libera informazione. Questi i principali “antidoti” messi a fuoco nell’incontro-confronto Cultura contro la mafia!, che si è svolto il 28 maggio al Teatro Rasi di Ravenna, al termine dell’incisivo e coinvolgente “corto” teatrale Saluti da Brescello.
Quali difficoltà si possono trovare nel fare cultura e informazione palando di mafie in Emilia-Romagna? È stato il filo rosso del dibattito o meglio del “trébbo” (italianizzazione della voce romagnola trébb che significa riunione di amici, incontro, veglia).
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