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La cultura e l’educazione non bastano. Servono norme, anche di natura penale, per arginare e contrastare la diffusione di menzogne pericolose nella Rete

Gabriele Bordoni è avvocato penalista e giornalista pubblicista. Un doppio profilo che lo spinge a esaminare con competenza, sensibilità, rigore i complessi rapporti fra diritti, responsabilità e informazione. In occasione dell’ultimo World press freedom day (la giornata mondiale della libertà di stampa voluta dall’Unesco) è intervenuto al corso Fpc Le false verità dei social network: diritto di informazione tra verità e post-verità. Un incontro-confronto fra studiosi, avvocati e giornalisti su un tema “caldo” che tocca nel vivo chiunque entri nel flusso comunicativo: i professionisti dell’informazione ma anche tutti coloro che fruiscono, veicolano e sempre più spesso manipolano le notizie. Bordoni ha espresso pareri schietti e molta preoccupazione per la deriva dell’informazione, la “dispersione” nella Rete, le minacce crescenti alla nostra civiltà.
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Aziende in affanno chiedono materiale da pubblicare a colleghi sempre più ricattabili perché i posti di lavoro sono pochi e i giornalisti troppi. Del lavoro autonomo si parla in termini molto generici. Bisogna governare il cambiamento e far osservare la Carta di Firenze

Guido Besana è giornalista professionista e lavora a Mediaset, ma da molto tempo intreccia l’attività giornalistica con un impegno intenso negli organismi di categoria. Da 15 anni fa parte della Giunta Esecutiva della Fnsi con incarichi nel Dipartimento Sindacale di cui attualmente è coordinatore. In questa conversazione affronta questioni nevralgiche della professione, senza dimenticare criticità e urgenze del cosiddetto lavoro autonomo. La sua analisi è a tutto campo ma con modestia Besana precisa: «il mio punto di osservazione è abbastanza particolare. Ho presieduto per 12 anni la Commissione contributi e vigilanza dell’Inpgi e lì ho visto uno spaccato della categoria che è difficile poter osservare freddamente da altre angolazioni. Per questo ringrazio il lavoro fenomenale che sta facendo Lsdi (Libertà di Stampa Diritto all’Informazione) con il Rapporto sulla professione di Pino Rea, che sfrutta quella visuale. Ho fatto il manovale delle vertenze per 15 anni, sono andato a fare trattative per redazioni di 2 persone o di 500, ho parlato con colleghi di tutta Italia, di tutte le condizioni. Ho visto molto e ho capito che la verità in tasca non ce l’ho».
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La post-verità sta diventando molto di moda. Spesso si parla in maniera post-veritiera della post-verità e le si dà una valenza “apocalittica”. Ma è la Rete che permette un effetto virale

Roberto Grandi è professore Alma Mater dell’Università di Bologna, esperto di Comunicazioni di massa, presidente di Bologna Musei, è giornalista pubblicista e insegna Sociologia dell’informazione al Master in giornalismo di Bologna. Con la sua lente di massmediologo mette a fuoco la nozione di post-verità, analizza gli effetti “virali” della Rete e la credibilità della professione giornalistica in un’epoca costretta a fare i conti con molteplici fonti informative.
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I “segreti” di Google e le “meraviglie” della Rete. Per trattare le notizie servono strumenti e linee guida ma è indispensabile anche la giusta attitudine del giornalista

È giornalista freelance Elisabetta Tola, da circa un anno e mezzo collabora con Google News Lab come media training specialist ma ormai da tredici anni gira tutta l’Italia per fare corsi, seminari, workshop. Il giornalismo indipendente e la formazione sono i suoi grandi amori che da sempre coltiva e intreccia in un’intensa attività professionale.
Post-verità, fake news, bufale, pericoli della Rete, sviste e negligenze di chi diffonde informazione costituiscono l’orizzonte della sua “azione scientifica”, ma non sono terreno di riflessioni teoriche o di nuove speculazioni filosofico-deontologiche. Perché Elisabetta Tola si occupa del “lato pratico”: studia gli strumenti per la verifica e l’utilizzo delle fonti e illustra le linee guida che possono aiutare i giornalisti a utilizzare al meglio le attuali tecnologie per svolgere con serenità, competenza, efficacia la professione.
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Il termine post-verità è nato dalla Rete e per la Rete. Non è sinonimo di notizia fasulla, indica una verità “immateriale” che viene dopo la verità fisica. Ma è possibile una verità vera nella Rete?

È caporedattore centrale della Gazzetta del Mezzogiorno Michele Partipilo ma soprattutto è una figura autorevole e molto attiva del versante ordinistico. All’interno dell’Ordine dei giornalisti ha ricoperto diverse cariche: è stato presidente dell’Odg pugliese per dodici anni e componente del Consiglio nazionale per due mandati. Attualmente fa parte dell’Osservatorio di deontologia del Cnog, il gruppo di lavoro che ha messo a punto il Testo unico dei doveri del giornalista (in vigore dal 3 febbraio 2016) dove è stato riunito in maniera ragionata e innovativa il poderoso corpus deontologico della categoria. Oltre ai volumi “ufficiali” curati per l’Ordine nazionale, Partipilo è autore di interessanti pubblicazioni su etica, deontologia professionale, nuovi media dove analizza con profondità e lungimiranza l’impatto che le recenti tecnologie comunicative, i social network, la crossmedialità hanno sulla professione giornalistica. Le riflessioni più recenti sono sulla prassi ormai inevitabile del “sempre online” e sulla nozione molto in voga di “post-verità”.
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I professionisti dell’informazione, oggi, devono pensarsi prima lavoratori autonomi e poi giornalisti. Ma essere freelance è diventato sinonimo di precarietà. In Italia il 65 percento della categoria ne fa le spese

Giuseppe Lavalle è esperto contabile e revisore legale dei conti, appartiene alla categoria dei dottori commercialisti ma è anche giornalista pubblicista e dedica particolare attenzione alle questioni del lavoro giornalistico “non dipendente”.
Questa conversazione entra nel vivo di alcuni temi affrontati durante il seminario Fpc Lavoro giornalistico tra autonomia e subordinazione: aspetti fiscali e giuslavoristici, un incontro-confronto promosso dall’Odg regionale che, oltre al significativo contributo di Lavalle, ha proposto relazioni, analisi e riflessioni di particolare interesse di Luca Boccaletti, Giovanni Rossi, Michele Campaniello, Pietro Bufano.
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