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Notificato l’avviso di fine indagini per il fallimento del quotidiano La Voce di Romagna. Ipotizzato dagli inquirenti un intreccio di azioni da parte della proprietà che hanno creato grave danno ai lavoratori. La difesa: “Si chiarirà che tutto è stato fatto in buona fede”

Riceviamo dal collega Paolo Facciotto, già componente del Comitato di redazione della “Voce di Romagna”, e volentieri pubblichiamo.

Bancarotta fraudolenta aggravata da danno patrimoniale di rilevante gravità, in concorso fra più persone. Malversazione ai danni dello Stato. False comunicazioni sociali. Omesso versamento di ritenute. Sono i reati che il sostituto procuratore di Rimini, dottor Luca Bertuzzi, contesta – con profili diversificati – al quartetto composto dall’ex editore della “Voce” Gianni Celli, suo figlio Camillo, il nipote Gabriele Domeniconi e il giornalista Raimondo Baldoni. Lo si apprende dall’avviso di fine indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

Il Resto del Casino lotta per rimanere un patrimonio comune. Il suo fondatore e direttore Roberto Botti crede che essere autonomi e impegnarsi nella nascita e nella conservazione di piccole realtà editoriali sia una strada da indicare ai giovani giornalisti per fare crescere oggi quello che potrebbe divenire un bene di tutti domani

Il Resto del Casino nasce nel 2001 come secondo giornale di satira in Italia e fa da contraltare al livornese Il Vernacoliere. Lo spunto è quello de Il male che negli anni ’70 attirò lo stupore, davanti alle edicole, con titoli inverosimili ma apparentemente veritieri come Tognazzi è il capo delle Brigate rosse oppure Sono sbarcati i marziani.

Processo Aemilia: il commento dell’avvocato Valerio Vartolo che ha assistito Odg dell’Emilia-Romagna e Aser nella costituzione di parte civile. Il Tribunale di Reggio Emilia ha stabilito nuovi risarcimenti ma ciò che conta è il ruolo svolto dai due organismi di categoria al fianco dei giornalisti minacciati, in difesa della libera stampa

Dopo la Corte di Cassazione, che ha confermato l’impianto accusatorio della Procura di Bologna per un filone del processo Aemilia (quello relativo agli imputati che avevano chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato), anche il Tribunale di Reggio Emilia, in primo grado, ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura di Bologna: in Emilia-Romagna ha, a lungo, operato la ’ndrangheta, una propaggine della mafia calabrese.

Fiol d’un asen. Commento di Claudio Santini, presidente del Cdt regionale, dopo il presidio del 13 novembre davanti alla Prefettura di Bologna contro gli insulti alla libera stampa

Sono state principalmente due le sollecitazioni che mi hanno indotto a partecipare al presidio – davanti alla Prefettura di Bologna – a sostegno della libertà di stampa, ultimamente sottoposta ad attacchi anche forsennati in particolare dalla forza governativa dei Cinquestelle. La prima è di natura professionale per valutare (come presidente del Consiglio di disciplina territoriale) la fondatezza o meno delle feroci critiche alla sola ipotesi di procedimenti deontologici nei confronti del giornalista professionista Rocco Casalino e del pubblicista Luigi Di Maio. La seconda è invece legata alla mia età anagrafica che mi permette di testimoniare sul tempo di soppressione della libertà di stampa, durante il Fascismo, e su quello, poi, di riconquista della libertà di opinione che apre l’articolo 21 della Costituzione.

Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Grande Guerra di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi. Presentazione del volume e ricordo di due colleghi-eroi a Reggio Emilia, seminario con gli autori accreditato dall’Odg a Modena

Martiri di carta racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale. Trentuno erano della nostra regione. In memoria degli “inviati-eroi” emiliano-romagnoli il 5 novembre scorso si sono svolti due eventi. A Reggio Emilia sono stati celebrati e “insigniti” i caduti Mario Borghi e Giovanni Modena. Il seminario Martiri di carta. Giornalisti nella Grande Guerra tra informazione, eroismo e propaganda (valido per la Fpc) ha invece portato a Modena gli autori del libro per una testimonianza-confronto con esperti, giornalisti e rappresentanti dell’Ordine.

Nuova convocazione del ministro Luigi Di Maio a Ordine e Sindacato dei giornalisti. “Nessun confronto se non chiede scusa alla categoria”, la risposta al primo invito. Ora Fnsi e Odg ribadiscono: “Non ci sono le condizioni”. E il 10 dicembre indicono un’assemblea davanti al Mise

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha convocato la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e l’Ordine dei giornalisti (Odg) a un tavolo di confronto sull’equo compenso e sul precariato giornalistico. Nel ringraziare il ministro per l’invito, il presidente nazionale dell’Odg Carlo Verna e il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso hanno sottolineato che “un confronto costruttivo fra il governo e gli enti dei giornalisti non può prescindere da un preventivo atto di pubblica ammenda degli insulti rivolti alla categoria”. Dopo aver declinato l’invito per il 27 novembre, Sindacato e Ordine dei giornalisti hanno risposto no anche alla nuova convocazione del ministro, fissata per il 10 dicembre prossimo, ma nella stessa giornata convocheranno un’assemblea pubblica davanti alla sede del Ministero dello Sviluppo economico.
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