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LA STAMPA È LIBERA O IN LIBERTÀ VIGILATA? Querele temerarie: il “caso” di due testate reggiane. La solidarietà dell’Ordine regionale dei Giornalisti

Quando si parla di stampa, non si può sottacere che sia “la professione più bella e RISCHIOSA del mondo”. Di pari passo l’interrogativo: “La stampa è libera o in libertà vigilata?”. Tale affermazione è supportata dal fatto che:
– Ricerca della verità, responsabilità e libertà sono inseparabili. L’etica è l’obiettivo più importante della professione di giornalista. Ma qual è il rapporto dei mezzi di informazione con la libertà di informazione sancito dall’art. 21 della Costituzione?
– Il tema dei rischi legati alla professione (minacce, pressioni indebite, querele temerarie da chi si crede untouchable, la pena del carcere per diffamazione, tentativi di imbavagliare la libera stampa) è da tempo monitorato dall’Ordine dei Giornalisti.

Inaugurazione del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna 2019-2021. Cerimonia di apertura venerdì 18 ottobre nell’Aula Dioniso di Palazzo Marescotti

Il nuovo biennio formativo del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna sarà inaugurato venerdì 18 ottobre alle ore 13 presso l’Aula Dioniso di Palazzo Marescotti (via Barberia, 4 – Bologna).
Oltre alla presenza dei 28 nuovi allievi, sono previsti gli interventi di Riccardo Chartroux, vicedirettore del TG3, e Valerio Lo Muzio, giornalista ed ex allievo del Master. In apertura interverranno il professor Fulvio Cammarano, direttore del Master, e un delegato del Rettore.
Le lezioni inizieranno lunedì 21 ottobre nella nuova sede di Piazzetta Morandi 2, all’interno del complesso universitario di Santa Cristina della Fondazza, in centro città.

Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Il Consigliere dell’OdG Lorenzo Sani sollecita la coscienza dei giornalisti e commenta le linee guida dell’Oms

«I suicidi non si danno». È una delle prime cose che ho imparato quando ho incominciato a fare il giornalista, all’inizio degli anni Ottanta. Di norma non dovrebbero finire in pagina. Almeno, una volta era così. La ragione è intuitiva e ha a che vedere più con la coscienza di chi è chiamato ad informare che con la deontologia: i suicidi sono “contagiosi”, è scientificamente provato, creano emulazione, non solo nei casi in cui a fare notizia siano personaggi famosi.
In questa estate due persone hanno scelto lo stesso modo di farla finita, a distanza di due giorni l’uno dall’altra, lanciandosi dalla ruota panoramica a Rimini e a Genova.

I mille giorni di Aemilia del collega Tiziano Soresina. Presentazione del libro a Bologna il 24 ottobre. Dialogo dell’autore con Dora Carapellese

Maxi processo Aemilia contro la ‘ndragheta. Violenze, omicidi, droga, roghi dolosi e tanto altro nell’ampio e documentato libro-inchiesta del giornalista reggiano Tiziano Soresina I mille giorni di Aemilia. Il più grande processo al Nord contro la ‘ndrangheta, che sarà presentato a Bologna il 24 ottobre, alle ore 18, presso la Libreria Coop-Zanichelli (Piazza Galvani, 1H).
Un dialogo-intervista della collega Dora Carapellese con Tiziano Soresina introduce più a fondo fra i contenuti “scottanti” e di interesse del volume.

Criteri per la valutazione dei giornalisti-relatori ai corsi Fpc. Nuovo regolamento ad uso della Commissione Formazione approvato dal Consiglio dell’OdG regionale

Formatori più qualificati e “senza macchia” nei corsi di formazione professionale continua. Lo prevede un nuovo regolamento votato la settimana scorsa dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna.
La formazione, croce e delizia per i colleghi, è un obbligo di legge da più di cinque anni per tutti gli iscritti all’Ordine. Eppure, al di là dell’adempimento, i corsi rappresentano un’opportunità unica per i giornalisti per aggiornarsi sull’etica professionale, sulle tante novità delle diverse specializzazioni, oltre che per condividere esperienze tra colleghi.
Ad oggi, però, in Emilia-Romagna mancava un vero e proprio regolamento relativo ai giornalisti che si propongono come relatori per i corsi dell’Ordine.

Raccontare i femminicidi in modo sobrio senza dare spazio a “giustificazionismi”. Occorre conoscere e praticare i principi del Manifesto di Venezia

L’omicidio di Elisa Pomarelli ha riacceso prepotentemente, più che altre volte, i fari sulla necessità di usare un linguaggio sobrio quando si racconta un femminicidio sugli organi di informazione. Perché non solo di parole si tratta: ma del messaggio, talvolta anche inconsapevole, che queste veicolano. E che quasi assolvono l’omicida di turno, facendo allusione a chissà quali colpe della vittima. Nel caso di Elisa Pomarelli si è andati pure oltre ai soliti, insopportabili, “raptus”, “omicidio passionale”; termini, peraltro, ascoltati più volte sui tg nazionali. Stavolta, addirittura, il presunto omicida (sempre presunto, ma che ha confessato), è stato descritto come “il gigante buono”, quello che tutti in paese, un comune del piacentino, descrivono come un pezzo di pane, da cui mai e poi mai ci si sarebbe aspettati un simile gesto.
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