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Nuovo romanzo ironico-autobiografico di Claudio Cumani sul mestiere di giornalista

Si intitola Ultima pagina. Volevo fare il giornalista il nuovo libro del collega Claudio Cumani, pubblicato da Edizioni Pendragon. Romanzo-verità, narrazione autobiografica pervasa da raffinata ironia sul “mestiere di giornalista” negli anni Ottanta: “come si faceva e non si fa più, la vita di redazione nello Stanzone, tra fuorisacco, fax sbiaditi e tipografia con caratteri in piombo”.

Cumani, firma storica del quotidiano Il Resto del Carlino, parte dalla sua esperienza personale e intesse “un racconto di autofiction nel segno di una comicità surreale”. Spiega: “È un viaggio disincantato nella memoria personale e collettiva, o meglio è il racconto dell’iniziazione civile e sentimentale di un ragazzo dentro a un breve scampolo della storia del nostro Paese, i primi sei mesi del 1980. Sul filo dei ricordi autobiografici, ho ritrovato facce, clima, colori. E, per quel che ho potuto, ci ho giocato”. Il libro “vuol essere soprattutto la testimonianza strampalata di un modo di fare giornalismo che non c’è più, la rievocazione nostalgica dei sogni e bisogni di una generazione antica, in un periodo storico segnato da tragedie immani. Ho narrato tutto questo, seguendo una corda surreale, attraverso la vita di una redazione notturna scomparsa nei quotidiani attuali, l’Ufficio Province. Una Fortezza Bastiani, per dirla alla Buzzati, a difesa dell’incompetenza”.

Questa la trama del romanzo: “Bologna, 1980. Quando viene assunto nell’Ufficio Provincie di un quotidiano locale, Milordino ha venticinque anni, una laurea in tasca, una fidanzata che non ama e un sogno mal riposto: fare il giornalista. Ancora non sa che il luogo nel quale si troverà a lavorare è conosciuto come lo Stanzone: un girone redazionale popolato da giovani alle prime armi, redattori ormai sul viale del tramonto, aspiranti seduttori e maestri del cazzeggio. Lì dentro si lavora (poco), si sbraita (molto), si ride (tantissimo) e si sopravvive alla vita di redazione tra fuorisacco, fax sbiaditi e tipografia con caratteri in piombo. Intanto, al di fuori, la Bologna appena uscita degli anni Settanta ribolle, inconsapevole di essere alla soglia di due delle tragedie che più la segneranno: il disastro di Ustica e la bomba alla stazione. È questo il tempo in cui Millo inizia a fare i conti con l’ambizione, la paura di fallire, le scelte, il peso delle aspettative e soprattutto con la propria identità da costruire”.

Claudio Cumani è originario di Bologna. Giornalista professionista, dai primi anni Ottanta scrive sulle pagine culturali del Carlino. Ha tenuto lezioni di critica teatrale, condotto programmi radiofonici, è stato membro di giurie di premi nazionali e relatore a convegni. È tutor al Master in giornalismo Unibo e consulente artistico di Ater Formazione. Nel 2021, per Pendragon ha pubblicato il saggio Cresciuti a pane e teatro. Bologna in scena dal 1968 ai giorni nostri.

Prima presentazione pubblica del libro a Bologna, martedì 17 febbraio 2026 (ore 18) in Biblioteca Salaborsa (piazza Nettuno, 3). Insieme all’autore intervengono Marcello Fois e Roberto Grandi.

F.S.
(12 febbraio 2026)