Addio Claudio Santini. Il ricordo di Carlo Raggi, presidente del Consiglio di disciplina dell’Emilia-Romagna
Claudio Santini aveva cominciato a imparare i rudimenti del giornalismo alla redazione del Resto del Carlino di Ravenna. Eravamo a metà degli anni Cinquanta e il Carlino, a Ravenna, passava dallo status di ufficio di corrispondenza a redazione ed aveva appena aperto la sede in via Corrado Ricci: Tino Dalla Valle, corrispondente dall’immediato dopoguerra aveva preso lavoro a Milano e in redazione c’erano Vanni Ballestrazzi, Uber Dondini e Claudio Santini oltre ad alcuni altri collaboratori. Sfogliando i giornali dell’epoca balzano agli occhi, per la evidente contrapposizione con gli argomenti che poi affronterà, i suoi primi terreni operativi, ovvero la cultura, l’archeologia, il costume. Laureatosi nel 1962, assieme a Uber Dondini, di lì a poco tempo a Claudio fu promessa l’assunzione a condizione di trasferirsi a Bologna, alla cronaca cittadina del Carlino. Non ci pensò due volte e una volta assunto a Bologna, dal 1968 cominciò ad occuparsi di ben altro, visto che ciò di cui la redazione aveva bisogno era un cronista di nera e di giudiziaria. Se fino ad allora la cronaca doveva prevalentemente occuparsi di omicidi, rapine, incidenti ferroviari o stradali, a cominciare dal ‘69, dalla strage di piazza Fontana, lo scenario cambiò. Nei primi anni Settanta il terrorismo, delle Brigate Rosse e dei gruppi neofascisti, cominciò a dilagare e fu Claudio ad occuparsene, in tutta Italia, nel nuovo ruolo di inviato di cronaca giudiziaria, dimostrando quanto eclettica potesse essere la sua preparazione e professionalità, sempre improntata alla ricerca e alla severa verifica della notizia, della circostanza, del particolare, sempre importante nelle ricostruzioni giudiziarie di eventi complessi come gli attentati, gli atti terroristici, le stragi. All’epoca i più illuminati fra i cronisti e gli inviati della “giudiziaria” di cui Claudio faceva parte, non si limitavano a proporre resoconti di cronaca mettendo insieme le informazioni ricevute dagli inquirenti, spesso interessati a manipolare il vero, ma erano loro stessi a investigare, a scavare, a dar voce a quelle realtà “alternative” che poi si appalesavano come le uniche aderenti alla realtà materiale. Un giornalismo d’inchiesta pericolosissimo perché all’epoca i terroristi non facevano sconti a nessuno: furono molteplici i colleghi gambizzati o uccisi. Claudio stesso fu minacciato.
E una volta andato in pensione, Claudio ha voluto mettere a disposizione delle giovani leve le proprie conoscenze, in un quadro in cui i principi deontologici dell’attività giornalistica che lui aveva coltivato per tutta la vita professionale (era stato antesignano di questo fronte perché all’epoca di deontologia giornalistica non si parlava). Di qui, fra le tante altre cose, la docenza al Master di giornalismo universitario e ai corsi di aggiornamento professionale, di qui l’idea della Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna e l’impegno, per nove anni, sull’altra sponda del fronte deontologico, ovvero la presidenza del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti: da docente a giudice.
Carlo Raggi
Presidente del Consiglio di disciplina dell’Emilia-Romagna
(25 marzo 2026)