“Lucciole” e luoghi di prostituzione a Modena nel saggio di Fabio Montella e Francesco Paolella
La prostituzione nella provincia modenese dall’Unità d’Italia a oggi è al centro del volume Le “donne perdute” di Modena. Prostitute, uomini e bordelli fra Otto e Novecento, scritto dal giornalista e ricercatore Fabio Montella insieme allo storico Francesco Paolella, pubblicato da Edizioni Artestampa.
Una “dettagliata analisi dei luoghi, dei protagonisti e delle principali questioni che hanno ruotato intorno a questo fenomeno”. Spiegano gli autori: “Un fenomeno da sempre presente ma poco studiato. Considerate esponenti delle cosiddette classi pericolose, le prostitute sono state sempre tollerate, ma come cittadine di serie B. Il nostro libro racconta come il potere (rappresentato soprattutto da uomini) abbia sottoposto il corpo femminile ad un costante e invasivo controllo sanitario e di polizia”.
Frutto di un’ampia ricerca, condotta in diversi archivi locali e nazionali, il saggio ricostruisce in modo puntuale “la storia della prostituzione a Modena a partire dal Regolamento Cavour del 1860 – che segnò un momento di svolta rispetto alla gestione precedente, ereditata dal periodo estense – arrivando fino ai giorni nostri”. In 222 pagine, vengono descritti “i luoghi della prostituzione legale: sia quella delle case chiuse, che furono ubicate nella città di Modena ma anche a Mirandola, sia quella delle cosiddette venere vaganti, autorizzate dalle autorità ma che esercitavano il mestiere in strada”. Inoltre, viene rintracciata “ampia documentazione sulla prostituzione clandestina (non autorizzata), anch’essa presente da sempre a Modena e in tanti altri Comuni della provincia”.
Precisano Montella e Paolella: “La prostituzione è un fenomeno da sempre presente nella società modenese, come dimostrano le migliaia di documenti che abbiamo rintracciato negli archivi, ma è anche un tema sul quale esistevano pochissimi studi, perché scabroso da affrontare ma soprattutto perché lo si è dato per scontato e immutabile. Al contrario, seguire l’evolversi di questo fenomeno nel tempo ci permette di capire molto di una società, del suo approccio ai temi della morale e della famiglia, della tendenza alla repressione e al controllo oppure, all’opposto, delle spinte a una visione più liberale e meno moralizzante del problema”. Ed è anche “un punto di vista molto interessante per capire l’evolversi del rapporto tra i sessi”.
Di capitolo in capitolo, vengono tracciate le “trasformazioni, indotte a livello locale sia dalle nuove norme nazionali (i vari Regolamenti alla francese adottati) sia per impulso di eventi straordinari, come la Grande guerra (e in particolare la disfatta di Caporetto), la stretta autoritaria del fascismo (con la sua visione del problema in equilibrio tra moralismi ed esaltazione della maschia virilità), la Seconda Guerra Mondiale”. E approfondite tante “storie di prostitute, comprese alcune che vennero rinchiuse al Manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia e due ribelli, sorvegliate dal regime mussoliniano per il loro antifascismo”. Il capitolo finale “segue l’evolversi della chiusura degli ultimi bordelli modenesi (una decina d’anni prima che nel resto d’Italia)”, nonché “la lunga discussione che portò all’approvazione della Legge Merlin”. E illustra “come si sia organizzata la società, dopo gli anni Cinquanta del Novecento, per gestire questo fenomeno, che non è certo sparito dopo la fine dell’era delle cosiddette case chiuse”.
Rimarcano gli autori: “Se si escludono alcuni pregevoli lavori storiografici recenti, la storia della prostituzione è stata tramandata dal ricordo di uomini che hanno scritto libri intrisi di amarcord, che poco hanno a che vedere con la cruda realtà dei bordelli che emerge dai documenti. A noi interessava invece ricostruire le storie e i vissuti personali, che sono stati spesso segnati da violenza e sofferenza e che appaiono molto lontani da quelli narrati nei libri scritti da ex clienti uomini. E ci interessava capire come le autorità – che per molti decenni sono state prevalentemente rappresentate da maschi – abbiano esercitato il loro potere sui corpi femminili”. Ma anche evidenziare che le prostitute sono state “considerate per un lungo periodo di tempo come esponenti di quelle classi devianti e pericolose che lo Stato doveva controllare e relegare ai margini della società”.
Montella e Paolella hanno all’attivo numerosi saggi e volumi sulla storia sociale e politica dell’Otto-Novecento.
Fabio Montella è giornalista professionista e ricercatore indipendente. Collabora con l’Istituto Storico di Modena e con altri centri di ricerca nazionali. Tra i lavori più recenti: I modenesi della Divisione Acqui (Artestampa), Speriamo in giorni migliori (Giuntina), La spagnola. Storie e cronaca della pandemia influenzale del 1918 (Gaspari), L’arma che inganna. La mimetizzazione negli eserciti della Grande Guerra: arte, ingegno e industria (Tralerighe libri). Per i suoi studi sull’influenza spagnola, nel 2021 ha ricevuto il Premio “Cesare Mozzarelli” dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea e fa parte del comitato scientifico del progetto “Dopoguerra e pandemia. L’influenza Spagnola in Sicilia”.
Francesco Paolella si occupa di storia sociale, in particolare di storia della psichiatria. Fa parte della redazione di Rivista Sperimentale di Freniatria (Franco Angeli) e di “Clionet – Associazione di ricerca storica e promozione culturale” (sulla rivista dell’associazione cura la rubrica Storie di paese). Ha pubblicato il libro Storie dal manicomio (Clueb). Con Chiara Bombardieri, ha curato il fascicolo monografico Psichiatria e storia della Rivista Sperimentale di Freniatria (Franco Angeli). Con Fabio Montella e Felicita Ratti ha curato il volume Una regione ospedale. Medicina e sanità in Emilia-Romagna durante la Prima Guerra Mondiale (Clueb).
F.S.
(25 gennaio 2026)