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Riforma dell’Ordine dei Giornalisti e tutela della libertà di stampa

Il 3 febbraio 1963 il Parlamento approvava la legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti. A oltre sessant’anni di distanza, molti dei principi che la ispirarono – a partire dalla tutela dell’informazione come bene pubblico e presidio democratico – restano straordinariamente attuali. Altri, invece, sono inadeguati rispetto alle trasformazioni profonde del sistema informativo, del lavoro giornalistico e dell’ecosistema digitale.

Con questa lettera, alla quale alleghiamo un dossier su minacce, intimidazioni e pressioni subite dai giornalisti, il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna pone alla vostra attenzione due questioni strettamente connesse: la necessità di una riforma dell’Ordine dei giornalisti e la tutela della libertà di stampa.

In un contesto segnato dalla disintermediazione (o di una nuova intermediazione), dalla centralità delle piattaforme digitali e da fenomeni di infodemia che alterano la qualità del dibattito pubblico, il ruolo del giornalismo professionale è cruciale. Come ha ricordato più volte il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non può esistere una democrazia solida senza un’informazione libera, responsabile e pluralista: un’informazione capace di fornire ai cittadini gli strumenti per comprendere la realtà e formarsi un’opinione consapevole.

È fondamentale, in questo quadro, ribadire la distinzione tra il lavoro giornalistico e la produzione di contenuti non soggetta a regole. Il giornalista opera all’interno di un sistema di diritti e doveri, risponde a un codice deontologico, è chiamato alla verifica delle fonti, alla correttezza dell’informazione, alla tutela delle persone. Chiunque può oggi comunicare, ma non chiunque è tenuto a rispettare questi obblighi: una differenza che non riguarda privilegi corporativi ma la qualità dell’informazione e della democrazia.

Su questi temi, l’Unione europea sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Il Digital Services Act e l’AI Act riconoscono la centralità dell’informazione affidabile, introducono responsabilità per le grandi piattaforme e pongono limiti e tutele nell’uso delle tecnologie algoritmiche e dell’intelligenza artificiale. L’Europa sta indicando una direzione chiara: contrastare la disinformazione senza comprimere la libertà di stampa, rafforzando la mediazione giornalistica come elemento essenziale dello spazio pubblico democratico.

La legge del 1963 contiene principi di valore e attualità, come il riconoscimento del diritto di cronaca e di critica ai giornalisti iscritti all’Ordine, ma presenta anche elementi ormai superati – dalle modalità di accesso alla professione ai meccanismi elettorali dell’Ordine – che richiedono un aggiornamento coerente con i tempi. In questa direzione, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha già approvato da tempo, all’unanimità, una proposta di riforma che prevede, tra l’altro, l’accesso alla professione attraverso il conseguimento della laurea e una revisione complessiva dell’impianto ordinamentale. Un segnale chiaro di responsabilità da parte della professione, cui ora auspichiamo possa corrispondere un percorso legislativo nelle sedi parlamentari.

Il dossier che alleghiamo documenta come, parallelamente alla crisi economica del settore, crescano minacce, intimidazioni e tentativi di delegittimazione del lavoro giornalistico. Questo rapporto vuole restituire la complessità di un fenomeno che merita attenzione. Difendere i giornalisti significa difendere il diritto dei cittadini a essere informati e preservare uno spazio pubblico fondato su fatti verificati, responsabilità e pluralismo.

La tutela della libertà di stampa e della qualità dell’informazione passa anche da un intervento sull’equo compenso (anche questo atteso da molto), dal sostegno ad un settore di rilevante interesse pubblico, dalla tutela dei giornalisti da querele temerarie che hanno l’unico scopo di limitare il diritto dei cittadini ad essere informati.

E poi c’è la grandissima questione del ruolo “dominante” delle piattaforme digitali, tema di cui mi preme citare un solo dato pubblicato da Agcom: il valore della pubblicità online nel 2024 è stato di 7,46 miliardi di euro, con la componente ascrivibile alle sole piattaforme valutabile in 6,36 miliardi di euro (in crescita del 7,1% su base annua e del 91,9% rispetto al valore del 2020). Strettamente connesso a questa dinamica c’è il tema della tutela effettiva del diritto d’autore.

Confidiamo nella vostra attenzione e nella disponibilità ad avviare un confronto istituzionale con l’Ordine nazionale su questi temi, nella consapevolezza che la professione giornalistica ha oggi più che mai bisogno di una riforma per continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo al servizio della democrazia.

Con i più cordiali saluti

Silvestro Ramunno
Presidente Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna

(2 febbraio 2026)