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Il termine post-verità è nato dalla Rete e per la Rete. Non è sinonimo di notizia fasulla, indica una verità “immateriale” che viene dopo la verità fisica. Ma è possibile una verità vera nella Rete?

È caporedattore centrale della Gazzetta del Mezzogiorno Michele Partipilo ma soprattutto è una figura autorevole e molto attiva del versante ordinistico. All’interno dell’Ordine dei giornalisti ha ricoperto diverse cariche: è stato presidente dell’Odg pugliese per dodici anni e componente del Consiglio nazionale per due mandati. Attualmente fa parte dell’Osservatorio di deontologia del Cnog, il gruppo di lavoro che ha messo a punto il Testo unico dei doveri del giornalista (in vigore dal 3 febbraio 2016) dove è stato riunito in maniera ragionata e innovativa il poderoso corpus deontologico della categoria. Oltre ai volumi “ufficiali” curati per l’Ordine nazionale, Partipilo è autore di interessanti pubblicazioni su etica, deontologia professionale, nuovi media dove analizza con profondità e lungimiranza l’impatto che le recenti tecnologie comunicative, i social network, la crossmedialità hanno sulla professione giornalistica. Le riflessioni più recenti sono sulla prassi ormai inevitabile del “sempre online” e sulla nozione molto in voga di “post-verità”.
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I professionisti dell’informazione, oggi, devono pensarsi prima lavoratori autonomi e poi giornalisti. Ma essere freelance è diventato sinonimo di precarietà. In Italia il 65 percento della categoria ne fa le spese

Giuseppe Lavalle è esperto contabile e revisore legale dei conti, appartiene alla categoria dei dottori commercialisti ma è anche giornalista pubblicista e dedica particolare attenzione alle questioni del lavoro giornalistico “non dipendente”.
Questa conversazione entra nel vivo di alcuni temi affrontati durante il seminario Fpc Lavoro giornalistico tra autonomia e subordinazione: aspetti fiscali e giuslavoristici, un incontro-confronto promosso dall’Odg regionale che, oltre al significativo contributo di Lavalle, ha proposto relazioni, analisi e riflessioni di particolare interesse di Luca Boccaletti, Giovanni Rossi, Michele Campaniello, Pietro Bufano.
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La verità oggi è talmente artificiale e mediata dalle tecnologie che non è più vera-verità ma solo post-verità. Bisogna imparare a muoversi nella gradualità di certezze del mondo contemporaneo

Padre Giovanni Bertuzzi o.p. è direttore del Centro San Domenico e della rivista I Martedì, preside dello Studio Filosofico Domenicano di Bologna, docente e raffinato studioso di filosofia storico-teoretica ma è anche un giornalista attento ai problemi del nostro tempo, pronto a riflettere su evoluzioni, criticità, “tendenze” dell’informazione. Con la vitalità sistematica dei padri domenicani parla di verità e falsità nella comunicazione e del nuovo concetto di post-verità.
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La post-verità sta diventando molto di moda. Spesso si parla in maniera post-veritiera della post-verità e le si dà una valenza “apocalittica”. Ma è la Rete che permette un effetto virale

Roberto Grandi è professore Alma Mater dell’Università di Bologna, esperto di Comunicazioni di massa, presidente di Bologna Musei, è giornalista pubblicista e insegna Sociologia dell’informazione al Master in giornalismo di Bologna. Con la sua lente di massmediologo mette a fuoco la nozione di post-verità, analizza gli effetti “virali” della Rete e la credibilità della professione giornalistica in un’epoca costretta a fare i conti con molteplici fonti informative.
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Milena Gabanelli madrina del Master in giornalismo di Bologna. Grande partecipazione di studenti, pubblico e “gente” del settore all’inaugurazione del nuovo biennio formativo voluto da Alma Mater e Odg

“Da quando frequento questo mestiere sento dire che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, ma per esperienza personale so che è un lavoro a cui si dedica la vita, molto faticoso e di grande responsabilità”. Con questo aneddoto sulla professione Milena Gabanelli inaugura il Master in giornalismo di Bologna.
È una prolusione singolare la sua. Una lezione non convenzionale che vuole soprattutto stabilire relazioni con l’uditorio e far emergere la voce degli “scolari” del Master, sondare le loro aspettative e le modalità con cui pensano di mettersi in gioco in un prossimo futuro professionale. La Signora di Report non dà ricette, ma sprona gli allievi a mettere a frutto l’esperienza teorico-pratica che matureranno nei due anni di Master, li spinge a proiettarsi in avanti per immaginare l’approccio che ognuno di loro avrà con il mondo “reale” del giornalismo italiano.
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AIRF: un’associazione che vuole raccontare la realtà in modo etico rispettando la gente. Un nuovo sportello legale per tutelare i fotogiornalisti dal furto di immagini

Roberto Piccinini è presidente dell’Associazione Italiana Reporter Fotografi (AIRF). È fotografo professionista e giornalista pubblicista. Fa parte dell’AIRF dai primi anni ’80, ha ricoperto vari ruoli nel Consiglio direttivo dell’associazione (pubbliche relazioni, segretario, tesoriere) per poi raccogliere l’eredità di Mario Rebeschini e assumerne la presidenza.
Parla con orgoglio del suo gruppo: “oggi i fotogiornalisti sono più seri e acculturati di un tempo, i giovani sono quasi tutti laureati e il 25-30 per cento dei soci AIRF è iscritto anche all’Ordine dei giornalisti”. L’ultima importante novità dell’associazione è la nascita di uno sportello legale dedicato ai fotogiornalisti per contrastare la crescente tendenza al furto di immagini.
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